#InnovationSnack 2 – Fintech, come sarà il futuro post pandemia?

L’emergenza coronavirus ha avuto un impatto dirompente e generalizzato sul mondo che ci circonda, spazzando via nel giro di qualche mese molte certezze che ci sembravano impossibili da scalfire. Ma nel farlo ha anche favorito l’emergere di nuovi trend interessanti – tra tutti una generalizzata “riscoperta della semplicità”, in qualche modo agevolata dai lunghi mesi di reclusione che hanno costretto in casa quasi tre miliardi di persone nel mondo nel tentativo di limitare la diffusione del contagio.

Un ritorno all’essenziale che ha avuto in realtà una portata più ampia, uscendo dalle case e arrivando a lambire numerosi settori, tra cui il mondo del Fintech.

 

Ritorno all’essenziale

È proprio da questo spunto che siamo partiti per parlare di Fintech “post pandemia”, tema portante del secondo appuntamento con gli #InnovationSnack organizzati da Virtual B.

Questa volta ad affiancare Serena Torielli, CEO e co-founder di Virtual B, c’erano Matteo Rizzi, imprenditore, innovatore, speaker e autore di un libro sul settore Fintech, e Alessandro Longoni, a capo del Fintech District.

“La pandemia ha creato caos nel campo del Fintech, catapultandoci improvvisamente in un altro mondo: un settore che prima era pieno di ‘fuffa’, di colpo si è trovato a fare i conti con un contesto radicalmente trasformato e ora la sfida si gioca sulla ‘defuffazione’ – ovvero sulla capacità di cogliere l’essenza, di capire quali sono le cose veramente importanti”, riflette Serena Torielli. Per andare al sodo: si fa un gran parlare di API, intelligenza artificiale, cloud computing – tutti settori interessanti e ricchi di potenzialità – ma la prima tecnologia davvero fondamentale è una buona connessione a internet, cosa che nel nostro Paese, ancora oggi, non è garantita a tutti. In questo senso, prosegue Torielli, “la banda larga accessibile a tutti potrebbe essere vista come un primo passo utile per uscire dalla crisi”.

 

Un nuovo approccio alla gestione dei risparmi

Non solo. La tendenza a riscoprire l’essenziale sta portando molte persone a interrogarsi sulle proprie scelte di vita: “tanta gente ha capito che esiste altro al di là della ‘vita in una scatola’ vissuta finora e questo mi fa pensare che cambierà anche il loro modo di approcciarsi alla pianificazione dei risparmi, condizione necessaria per poter condurre un’esistenza più ‘libera’ senza rischiare di trovarsi a corto di liquidità”, osserva Rizzi.
Tanto più che in questi mesi molte persone – i fortunati che non hanno perso il lavoro né si sono visti ridurre lo stipendio a causa dell’emergenza – sono riuscite a mettere da parte qualche risparmio in più, avendo meno occasioni di spesa, e avranno quindi maggiore esigenza di gestire questi risparmi.

 

Più digitalizzazione per tutti

Detto questo, va anche riconosciuto che l’esperienza di questi ultimi mesi ha sicuramente accelerato il percorso verso la digitalizzazione, una cosa non di poco conto per un paese come l’Italia da sempre accusato di essere allergico alla modernizzazione: il lockdown ha fatto sì che lo smart working, i servizi di food delivery e le videoconferenze diventassero parte della nostra vita quotidiana – per usare le parole di Serena Torielli, “ormai anche le nonne hanno imparato a usare Zoom”.

Così anche settori come cloud computing, API, intelligenza artificiale, cybersecurity – solo per citarne alcuni – potrebbero sperimentare una crescita insperata fino a sei mesi fa. Una crescita che sarà accomunata, per tutti i settori, da un unico fil rouge: una maggiore “umanizzazione” della tecnologia, che avrà il compito di posizionarsi tra l’utente e il mezzo tecnologico.

 

Anche le banche cambiano passo?

Fin qui il cambio di mentalità e di approccio da parte dei consumatori. Ma in tutto questo, le banche hanno colto la portata del cambiamento? “La mia visione personale – specialmente nell’ambito del collocamento di prodotti finanziari e nel wealth management – è che la maggior parte delle istituzioni finanziarie siano convinte che tutto tornerà come prima e che non abbiano cambiato la propria visione”, osserva Serena Torielli.

“In effetti abbiamo già avuto diverse crisi mondiali e abbiamo visto che non sono bastate a far diventare tutti più intelligenti”, ironizza Rizzi. “Però non è detto che tutto sia perduto: per esempio, dalle ceneri della crisi del 2008 è nato il Fintech. Quel che è certo è che adesso è presto per fare delle valutazioni di questo tipo: nei prossimi 6-12 mesi vedremo chi ha imparato la lezione”, riuscendo a cambiare passo per stare dietro all’evoluzione della domanda. Insomma: chi vivrà, vedrà più Fintech.

 

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